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Errori del Governo Prodi



Chiara Benamati, responsabile della sezione sugli "Errori del Governo Prodi, presenta un'analisi delle modifiche fatte per le procedure di risarcimento diretto in caso di incidente.


Relazione Generale


Descrizione e Obbiettivi

In questa sezione ci si propone di analizzare l’operato dell’attuale maggioranza, seppur, almeno per quanto mi riguarda, con l’estrema semplicità di chi è digiuno di competenze prettamente politiche, ma ben può percepire l’insoddisfazione generale che già è diffusa fra i cittadini. Osservazione (e critica) che non può però essere precisamente stabilita fin da ora perché seguirà passo per passo il lavoro del Governo Prodi. Analisi che potrebbe partire dall’organizzazione dell’Unione. Il primo grande ed insanabile errore del Governo attuale, infatti, è la stessa anima della maggioranza composta da partiti con differenti valori, obbiettivi, idee che non possono che provocare incolmabili divergenze. L’unico punto in comune è “anti-berlusconismo” ma solo questo non può essere il fondamento di una coalizione politica “vincente”. Il viaggio – ci si augura breve – che seguirà l’attività della maggioranza partirà, quindi, dalle fondamenta precarie dell’Unione. La politica sostanziale della “coalizione vincente” verrà anche confrontata con le stesse  promesse e gli obiettivi contenuti delle 281 pagine del programma dell’Unione e che, in parte, già sono stati disattesi o che non potranno essere raggiunti a causa delle contraddizioni ideologiche citate.
Fin da ora ci si potrà concentrare sulla “Finanziaria 2007” di fresca approvazione, che sicuramente offrirà abbondanti spunti per la nostra riflessione, ma anche sulla moltiplicazione delle “poltrone” in Parlamento, in netto contrasto con la promessa del Premier di ridurre i costi della politica.
Fra gli argomenti che più suscitano interesse vi è poi la delicata questione concernente l’intervento delle truppe italiane in Libano, azione militare che incoerentemente segue ad anni di fermo e deciso pacifismo ostentato dalla sinistra.
Ma questi sono solo alcuni degli argomenti che questa sezione potrebbe approfondire perché certo è che l’intero scenario politico della maggioranza, ogni decisione del Governo attuale, sarà l’occasione per avviare una critica decisa e, si spera, costruttiva; una critica che riesca ad far luce nelle menti di coloro che, purtroppo, hanno scelto di dare fiducia a Prodi e ai suoi alleati.
Nel fare ciò si tenterà comunque di non incorrere nel peggiore degli errori che l’attuale maggioranza ha fatto quando era opposizione, ovvero fare un’opposizione fine a se stessa, creare pure e sterili polemiche.
Ci si augura che gli incontri che si riusciranno ad organizzare e gli eventuali materiali che verranno redatti diventassero una specie di campagna elettorale, un modo per evidenziare la già palese incapacità ed incoerenza dell’Unione e per promuovere le nostre idee di libertà e le nostre proposte per lo sviluppo e la crescita del Paese.

Chiara Benamati
Responsabile 
Sezione Errori del Governo Prodi




Il collante del potere
di Vittoria Alessio

Il governo di sinistra, presentandosi agli Italiani come il “Salvatore” è, in realtà, una coalizione variegata, composta da una pluralità di anime mosse da interessi ed obbiettivi diversissimi e, pertanto, non sostenibili in modo coeso ed uniforme. In tale situazione, verrebbe da credere che questo traballante governo stia per esaurire la propria vacillante forza per dare libero spazio a nuove elezioni; ecco allora intervenire il “Collante del potere” che mantiene unite più che mai le varie anime e quanto più la maggioranza appare risicata tanto più esse si compattano, si stringono l’una all’altra incuranti dell’interesse generale e dei valori che parevano motivarle prima del voto.
La finanziaria (che merita una trattazione a parte..) è l’ultimo esempio di questo ricompattarsi!
È un vero marasma: ognuno dice tutto e il contrario di tutto; ciascun portavoce di partito dice quello che vuole per essere poi smentito dal portavoce di un altro partito della stessa maggioranza.
Una tale confusione non poteva essere immaginata nemmeno dalle più pessimistiche previsioni!
Eppure sono lì, non si muovono ed impertinenti continuano ad occupare il potere: è così tanta la paura di dover tornare a casa, di perdere quella poltrona tanto ambita, che deputati e senatori, ministri e viceministri si chiudono gli occhi, si tappano le orecchie si turano persino il naso e compatti votano la fiducia al Governo, chiudendo nel cassetto le mille promesse fatte e, soprattutto, il bene comune.
È evidente che dietro ai tanti smaglianti sorrisi (vedi Prodi!!!), dietro all’ostentata sicurezza e determinazione, si nasconde l’intento di proteggere i loro interessi personali, a totale carico di noi Italiani che ci troviamo alle prese con un Governo che riduce guadagni e libertà individuali.
Questa sinistra spaccona – che si sente depositaria di verità, di onestà, di giustizia, padrona delle piazze e libera di interpretare la storia a proprio esclusivo vantaggio, fino a censurare chi vuole cercare la verità obiettiva (vedi caso Pansa!!) - , è una sinistra statalista, dispensatrice di vantaggi ai vagabondi e rapinatrice di chi lavora e produce. È contraddittoria, perché guida alla pace con clamorose manifestazioni quando non è al potere, ma non esita ad impegnare i nostri soldati in pericolose e difficili missioni; quando lo gestisce. Ebbene, questa sinistra deve essere contrastata con determinazione e costretta alle dimissioni, prima che danni irreparabili compromettano la ormai precaria stabilità del nostro Paese. 
Questo Governo è stato capace di scontentare tutti, anche coloro che avevano erroneamente la propria fiducia nella coalizione vincente, come dimostrano le manifestazioni delle varie categorie.
In tutto ciò il Presidente  Berlusconi appare più “Grande” di ieri perché proprio ora si avverte la mancanza di quel Governo che ha condotto il Paese rispettandone la libertà, assicurando la sicurezza, assumendosi la responsabilità di coraggiose e ponderate scelte ad esempio in politica estera.
Gli avvenimenti dell’ultima settimana non fanno che avvalorare l’idea che l’unico obiettivo della maggioranza sia quello di mantenere il potere a scapito del bene comune, il loro leader si affanna per far si che la maggioranza resti tale, che tutti - non certo tutti gli Italiani..-  vengano accontentati, calpestando così gli elettori e coloro che, saggiamente, non hanno riposto fiducia nell’Unione, ignorando i bisogni e le aspettative del Paese.




Una legge finanziaria iniqua, offensiva e deludente.

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Iniqua: perché scarica solo su una parte del Paese rigore e pesanti aumenti;


Offensiva: perché, addossando ai soli c.d. “autonomi” le responsabilità dell’evasione presentera’ ad artigiani, commercianti e piccole imprese un conto salatissimo;


deludente: perché sui tagli alla spesa pubblica si è fatto poco o nulla, lasciando in vita vecchi privilegi e rendite di posizione.


 


di Valentina Cioffi e Chiara Benamati


 


I cittadini italiani di ogni fede politica sono stati i primi ad esprimere il loro scontento. La finanziaria 2007, infatti, ha previsto l’aumento delle entrate, grazie ad una decisa pressione fiscale (alias alleggerimento delle nostre tasche).


A conforto del fatto che gli Italiani - forse - non sono tutti impazziti, si sono unite le pesanti critiche della Corte dei Conti e dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).


La Corte dei Conti ha bocciato senza appello la finanziaria, annunciando che l’azione correttiva orientata sul prelievo fiscale prevista dalla manovra fiscale, inciderà in senso depressivo sulla crescita economica. Ha, invero, previsto, per l’anno 2007, una crescita del PIL inferiore all’ 1,3%, oltre che una crescita della spesa pubblica.


Impietoso, poi, il giudizio dell’OCSE che ha anticipato che la finanziaria varata dal Governo Prodi non porterà il rapporto deficit/Pil sotto il 3%.


Nel rapporto dell’OCSE viene sottolineato che il consolidamento fiscale per il 2007 si fonda su attesi aumenti dei ricavi che potrebbero incrementare i disincentivi al lavoro ed agli investimenti. Per tale motivo, il contenimento della spesa sarà necessario, soprattutto nel campo delle pensioni, del pubblico impiego, delle amministrazioni locali e della sanità, come del resto indicato nel piano del Governo.


Anche il Centro Stime di Confindustria, ha previsto, oltre all’ormai pacifico calo del PIL 2007, la riduzione della crescita di tre decimi di punto percentuale, proprio a causa dell’effetto restrittivo della manovra su consumi ed investimenti.


Vero è che probabilmente il signor Prodi aveva immaginato che la manovra fiscale sarebbe stata etichettata immediatamente “rapina”. Tant’è che ha messo “le mani avanti” e nel “bel” programma ha scritto (a pagina 203) “ [..] la leva fiscale non è una rapina ai danni dei cittadini, ma deve essere utilizzata, secondo i principi costituzionali di solidarietà e progressività, con lo scopo di perseguire obbiettivi comuni che migliorino la condizione economica e sociale dei cittadini stessi.”.


Indubbiamente la leva fiscale ci sarà. Ma verranno veramente migliorate le condizioni dei cittadini?


La legge finanziaria 2007, contrariamente a quanto promesso dall’Unione, più che essere una legge “Robin Hood” - che toglie quel che per i ricchi è superfluo per donarlo ai poveri che ogni giorno lottano per guadagnare il minimo indispensabile - sarà vero una è proprio furto commesso a danno dei cittadini.


.Dovevano piangere solo “i ricchi”. Invece ,piangeremo tutti.


I “ricchi” sono coloro che hanno un reddito superiore a 75.000 Euro (non più a 100.000). Ossia gli individui soggetti al pagamento di un’aliquota IRPEF pari al 43%.


Chi invece percepisce uno stipendio superiore a 1.250 € al mese – cioè più di 15.000 euro all’anno (cioè un impiegato, una segretaria, un insegnante) - dovrà versare il 27% allo Stato (prima l’aliquota minima, 23%, era prevista per un reddito fino a 26.000 euro).


Non solo: con la vigente legge finanziaria è stato istituito un nuovo meccanismo di calcolo delle detrazioni d’imposta, che fa sì che la rendita della prima casa di proprietà incida nel calcolare gli sconti d’imposta.


Ciò significa che chi ha una prima casa di proprietà avrà un reddito più alto sul quale calcolare le detrazioni e pagherà più IRPEF. Chi ha una casa propria in pratica “pagherà l’affitto” ogni anno allo Stato. Si precisa, che dal 31 dicembre 2001 al 31 dicembre 2006, il contribuente è stato comunque penalizzato perché l’abitazione principale già concorreva a formare il reddito complessivo. Tuttavia, era esente dal pagamento dell’IRPEF, esenzione abolita dalla Finanziaria 2007. Certo.. per pareggiare… ci sarà lo sconto IRPEF sulle iscrizioni in palestra per i ragazzi dai 15 ai 18 anni e le agevolazioni per l’acquisto del frigo nuovo!!!!


 


Nel suo “programmone”, il valoroso Prodi proponeva la limitazione degli interventi di legislazione tributaria a quelli essenziali per rendere il sistema semplice, coerente, orientato all’equità e allo sviluppo. Forse il Professore, grazie alla sua perspicacia e vigore intellettuale superiori alla media, ha ritenuto che fossero superiori anche le menti dei cittadini...che si troveranno a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate corrispettivi giornalieri, che dovranno presentare il modello unico in modalità telematica, che non potranno usare contanti, che dovranno far transitare i loro proventi su uno o più conti correnti, che dovranno dare atto di tutti i loro minimi spostamenti finanziari con pagamenti a mezzo carta di credito, bonifico via internet, bonifico bancario.


Gli esercenti arti e professioni (i più tartassati), ad esempio, (art. 35, c. 12), saranno tenuti ai seguenti nuovi adempimenti:


- i compensi in denaro dovranno essere riscossi con assegni non trasferibili o bonifici o con altre modalità di pagamento bancario o postale nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, tranne che per importi unitari inferiori a:


oEuro 1.000 (dal 4 luglio 2006 al 30 giugno 2007)


oEuro 500 (dall’1 luglio 2007 al 30 giugno 2008)


oEuro 100 (dall’1 luglio 2008)


- i movimenti finanziari dovranno transitare da uno o più conti correnti bancari o postali dove dovranno affluire i compensi professionali (compresi quelli ricevuti in contanti per le somme inferiori ai limiti sopra indicati) e i pagamenti delle spese inerenti all'attività che comporteranno un notevole aumento delle spese di gestione.


Tutto ciò per poter costantemente monitorare le attività dei cittadini che producono, per stare alle loro calcagna; perché solo infondendo terrore si può disincentivare l’evasione. Eppure, i teorici della sinistra dovrebbero sapere che la repressione (intesa in questo caso, in senso lato, anche come repressione fiscale) non ha mai avuto efficacia deterrente nella commissione del reato.


Sono tutti delusi. Però, saranno soprattutto gli autonomi a pagare il conto più salato: la finanziaria per questa categoria sarà molto onerosa. Le piccolissime imprese non potranno beneficiare della riduzione del cuneo fiscale ed inoltre sono previste delle norme che penalizzeranno i lavoratori autonomi.


La revisione degli studi di settore, ad esempio, avverrà ogni 3 anni, non più ogni 4, e la soglia di reddito massima per la loro applicazione salirà a 7 milioni e mezzo. Cambierà anche la gestione degli studi stessi: nella metodologia di elaborazione verranno inseriti specifici indicatori di coerenza che concorrono alla stima dei ricavi potenziali. Vi è inoltre, previsione di multe in caso di “omessa infedele, inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore”.


Ancora: è previsto un innalzamento dei contributi previdenziali degli artigiani e dei commercianti dal 17,7% al 19,5% che nel 2008 diverrà 20%.


Per di più, per coloro i quali hanno dipendenti, inciderà indubbiamente l’aumento al 10% dei contributi per gli apprendisti,fino ad ora quasi completamente esenti.


Questo e molto altro (molto peggio) riserva per gli autonomi la legge finanziaria. E pensare che sono loro il vero motore dell’economia nazionale, la maggiore classe produttiva Italiana.


Il Governo ha generato un clima di contrapposizione sociale istigato dall’ideologia che segue il comandamento “Anche i ricchi piangano”; e l’idea che non sia solo il pensiero di un’isolata parte della coalizione governativa ma il leit Motiv della manovra finanziaria è stata avvalorata dalle parole del Ministro Padoa Schioppa che, durante l’audizione del 12 ottobre 2006 avanti alle commissioni riunite di Senato e Camera, ha indicato fra gli interventi di natura fiscale le – a suo dire – importanti innovazioni per gli studi di settore (come sopra indicate), aventi l’obiettivo di “renderli [gli studi di settore] più aderenti alle specificità territoriali, aziendali e di andamento dell’attività di ciascuna impresa e valorizzarne la natura di indicatore di anomalie nei comportamenti dei contribuenti, piuttosto che di strumenti di determinazione dei redditi imponibili: si ampliano le basi-dati di riferimento ed il numero delle variabili da includere; si potenzia la rilevanza degli indici di coerenza; si aumenta la frequenza delle revisioni e degli aggiornamenti”. Lotta all’evasione, quindi, ma all’evasione dei lavoratori autonomi, delle imprese piccole, medie che siano, gli unici tenuti a presentare regolarmente gli studi di settore. Non si pensa, invece, a combattere anche l’evasione dei lavoratori dipendenti che svolgono anche altre attività, lavorano “in nero”, guadagnando forse più di quanto guadagna l’artigiano che fatica a mantenere in piedi l’attività.


 


E’ vero, il Presidente del Consiglio predicava “Un fisco più equo per la redistribuzione, la lotta all’evasione e la riduzione del costo del lavoro”: titolo ad effetto scelto da Prodi e compagni (pag. 202 del programma), sicuramente idoneo a catturare i voti e ad accontentare l’alleata estrema sinistra.


Era prevedibile che il denaro ridistribuito fosse quello scippato ai lavoratori autonomi; nessuno avrebbe potuto pensare che fosse anche il denaro sottratto ai lavoratori mediante l’eliminazione del TFR, recuperato da speculazioni sulla salute dei cittadini e sulle pensioni.


La sinistra radicale al governo tace o si lamenta sommessamente; piuttosto di perdere un posto in Parlamento meglio scontentare “il Popolo”…infatti…dopo anni e anni di silenzio e lavoro, soffocati fino ad oggi dal regime Berlusconiano, finalmente gli operai, la massa elettrice della sinistra per antonomasia, i deboli, che grazie alla finanziaria si sarebbero potuti risollevare, che finalmente sarebbero potuti uscire dal medioevo 2001 – 2006, hanno fatto sentire la loro voce.


A Torino, come noto, c’è stata l’ultima protesta prima dell’approvazione della Finanziaria, la protesta più significativa, quella che ha dimostrato che lo scontento è unanime, che non divide destra e sinistra. Il piatto forte della riforma, infatti, riguarda il TFR «rubato» alle aziende (5 miliardi di euro), seguito da 4,58 miliardi di risparmi dal Patto di stabilità interno. L'operazione sul TFR fa a dir poco rabbrividire, perché da il colpo di grazia alla possibilità di far crescere i fondi pensioni integrativi (previsti dalla riforma Dini del 1995). Il trasferimento del 50% del TFR inoptato all’INPS è, infatti, il frutto di una strana macchinazione del Governo che ha mascherato questo prelievo definendolo un’entrata funzionale al risanamento del deficit pubblico ma in realtà si tratta solo di una nuova fonte di debito dello Stato nei confronti dei lavoratori.


Oltre alle disposizioni sopra indicate, che incideranno direttamente sul bilancio del singolo, sono previsti tagli sia ai consigli comunali che alla spesa per il personale che, comunque, ricadranno sul cittadino comportando una diminuzione dei servizi erogati e in un aumento della pressione fiscale.


Le assunzioni nelle amministrazioni d'ora in avanti saranno possibili solo nella misura di 1 ogni 5 cessazioni. Ciò comporterà sicuramente un incremento nelle casse dello Stato ma di fatto i Comuni, grazie alla devoluzione di molte competenze anche in materia fiscale, tartasseranno i cittadini per recuperare quanto non sarà più elargito dallo Stato; pertanto vi sarà un aumento delle tassazioni locali e comunali (ICI, rifiuti,..).


Inoltre, ai Comuni spetterà l’utilizzazione e l’aggiornamento dei dati del catasto (come previsto dagli artt. 13 e 14) e saranno i comuni a partecipare al processo di determinazione degli estimi catastali, aggiornamenti che prevedibilmente produrranno effetti negativi per le finanze degli italiani.


In ultima analisi (ultima non perché sono stati esauriti tutti i punti della finanziaria ma perché è comprensibilmente impossibile effettuare un’analisi critica di tutto il testo di legge) la “questione sanitaria”.


E anche a tal proposito si ricordano le belle parole spese dall’Unione: “In particolare, con le politiche del governo di centrodestra, si è passati da una politica sanitaria a una mera politica finanziaria della sanità che ha prodotto uno smantellamento strisciante della sanità pubblica, sempre più sotto-finanziata, privatizzata, dequalificata. L’obiettivo è stato quello di rendere insostenibile finanziariamente il sistema e di erodere la fiducia e il consenso dei cittadini, per rompere il patto di solidarietà per una sanità “di tutti, per tutti” e rendere inevitabile l’introduzione dei fondi privati assicurativi. È in gioco non solo la quantità e la qualità del sistema sanitario nazionale, ma la sua stessa natura, le sue finalità, la sua sopravvivenza.” (pag. 181 del Programma).


Si ricorda che grazie alla finanziaria a partire dal 10 gennaio 2007, ulteriori ticket saranno imposti sulle visite specialistiche (10 euro sulla ricetta), sul pronto soccorso da «codice bianco», cioè le urgenze non seguite da ricovero (23 euro di quota fissa) e da «codice verde», le meno gravi (41 euro). I tagli, inoltre, dovrebbero valere complessivamente 20,3 miliardi di euro.


Questa (e altra) è “la sanità di tutti e per tutti” predicata da Prodi.


Brevemente, sono state indicate alcune delle novità previste dalla Legge finanziaria. Certo, ce ne sono molte altre che sarebbe riduttivo descrivere in queste poche righe. La finanziaria, comunque, rimane l’argomento “scottante”, che si presta, purtroppo a critiche ed osservazioni e verrà, pertanto, sicuramente ripreso in futuro.