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Prodi vuol tagliare le pensioni

Prodi vuol tagliare le pensioni

Il governo Prodi vuole tagliare le pensioni. Ma non lo dice. Camuffa la volontà con la discussione - apparentemente tecnica - sulla revisione dei coefficienti. Ma rivedere i coefficienti di rivalutazione previdenziale, vuol dire appunto ridurre l'assegno di chi va a riposo.

Esistono due metodi per dare "stabilità" alla spesa pensionistica: aumentare l'età di quando si lascia il lavoro (e l'Italia detiene il record europeo dei riposi anticipati) o ridurre l'assegno dei futuri pensionati.

Il primo metodo è quello seguito in tutto il mondo. Il secondo è quello che vogliono seguire Prodi e Padoa Schioppa.

Nella precedente legislatura, il governo Berlusconi, con la riforma Tremonti-Maroni, introdusse un aumento dell'età pensionabile: tutti a riposo a 60 anni a partire dal 1° gennaio 2008, con 35 anni di contributi. Senza intaccare l'assegno che si sarebbe ricevuto. Non solo. Per attenuare l'effetto del "gradino" (oggi si va a riposo con 57 anni e 35 anni di contributi), introdusse un super bonus che lasciava nelle tasche del lavoratore che aveva maturato l'età di andare a riposo circa il 30% altrimenti prelevato dal Fisco.

Questo schema previdenziale venne ampiamente apprezzato dall'Unione europea, dall'Ocse, e dal Fondo monetario. Garantiva stabilità finanziaria alla spesa previdenziale; ed introduceva il meccanismo della pensione integrativa, destinata - nel lungo periodo - a compensare la riduzione della pensione obbligatoria: riduzione data dal calo dei contributi.

Per il governo Prodi quella riforma che non toccava l'assegno previdenziale non esiste. Per Padoa Schioppa esiste soltanto la riforma Dini del 1995. Quella riforma, che introdusse il principio che il calcolo dell'assegno veniva fatto sui contributi versati e non sulla retribuzione, prevedeva che ogni dieci anni dovevano essere rivisti i coefficienti previdenziali. La revisione era dettata dalla circostanza che agiva in un sistema misto: retributivo e contributivo.

I sindacati accettarono la revisione dei coefficienti, che in sostanza riduce gli assegni dei futuri pensionati, proprio perché il check sarebbe avvenuto dopo dieci anni: e nel lungo periodo - come dicono gli economisti - "siamo tutti morti".

Oggi, però, quei dieci anni sono arrivati. E quindi, il governo è autorizzato - in base a quella legge - a ridurre i coefficienti e, quindi, le pensioni future.

Prodi, dunque, pur di mandare a riposo lavoratori di 57 anni, taglia loro l'assegno, attraverso una penalizzante revisione dei coefficienti.

Una scelta negativa, non solo per un aspetto di equità sociale (pensionati sempre più poveri), ma anche per conseguenze macroeconomiche perché ridurre le pensioni vuol dire ridurre il potere d'acquisto di una fascia di popolazione sempre più numerosa. Con gravi conseguenze sui consumi, quindi sul pil.

Per queste ragioni, Almunia è preoccupato della piega presa dal dibattito italiano sulla riforma delle pensioni. La strada intrapresa da Prodi e Padoa Schioppa è negativa sotto un profilo sociale (pensionati più poveri), economico (ha effetti negativi sulla crescita), di stabilità della finanza pubblica (non interviene sulle cause strutturali della spesa, evitando di aumentare l'età pensionabile).