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Governo: lo scandalo del colpo di spugna.

Governo/Lo scandalo del colpo di spugna

"Il colpo di spugna scuote l’Unione", titola mercoledì La Stampa, aggiungendo che Napolitano è molto irritato per l’incidente dell’indulto contabile inserito nel maxiemendamento alla Finanziaria, e che Prodi non ha saputo – o voluto – dargli spiegazioni esaurienti. Palazzo Chigi si arrocca nella giustificazione dell’errore materiale, ma nessuno ci crede, e fra i partiti dell’Unione è scattata una caccia all’untore che probabilmente, però, resterà senza esito.

L’entourage del Professore farà di tutto, infatti, per confinare al più presto nell’oblio l’imbarazzante vicenda della norma che retrodata la prescrizione per i reati contabili e amministrativi commessi da pubblici amministratori.

La presidenza del consiglio, intanto, è stata costretta dal Capo dello Stato in persona a dare subito notizia della convocazione del consiglio dei ministri – il 27 dicembre – che dovrà porre rimedio (ancora non si sa come) al grande pasticcio. Mentre volano gli stracci tra gruppi del Senato e governo, e mentre finisce nel mirino, ancora una volta, il ministro Padoa Schioppa "che fa tanto lo scienziato, e poi gli passano sotto il naso cose del genere".

Il primo indiziato di essere l’ispiratore del famigerato emendamento-Fuda è il vicecapogruppo dell’Ulivo Luigi Zanda, che si sarebbe mosso su mandato dei senatori calabresi della Margherita e dei Ds. Secondo i maligni, Zanda potrebbe aver ricevuto un input diretto addirittura da Rutelli, ma il vicepremier smentisce sdegnosamente.

Chiunque stia cercando di ricostruire la vicenda, prima fra tutti una furibonda Finocchiaro, finisce per approdare alla pista calabrese, anzi addirittura il colpo di spugna sarebbe stato sollecitato dallo stesso governatore Loiero, facendosi interprete delle richieste di molti amministratori locali coinvolti in inchieste penali o contabili per aver causato pesanti danni erariali.

Ma i boatos che si rincorrono nell’Unione non si fermano alla pista calabrese: c’è chi sostiene infatti che a volere una nuova regola garantista per i reati contabili siano state decine di migliaia di amministratori locali non solo calabresi, e che l’Anci non sarebbe estranea al varo della norma-scandalo.

Fra Margherita e Ds è dunque in atto un gioco di sospetti incrociati, e alla fine nessuno uscirà dalla vicenda con la fedina pulita. Resta la figuraccia, e resta l’incognita su come porvi rimedio senza partorire altri "mostri giuridici".

Per una coalizione che per cinque anni ha battuto sul tasto della propria presunta superiorità morale, si tratta di un clamoroso autogol. Che non è il solo: infatti, l’Alto commissario per il contrasto all’illecito amministrativo e alla corruzione, Gianfranco Tatozzi, è stato costretto a dimettersi per protestare contro la decisone del governo di non garantirgli più i fondi necessari.

Decisione arrivata, tra l’altro, in una fase molto importante del lavoro di indagine dell’Alto commissariato. Sono in corso inchieste molto delicate sui concorsi universitari, sull’Anas, sull’Asl di Vibo Valentia, sulla cessione degli immobili Inps, e, l’ultima in ordine di tempo, sulla Federcalcio. Non avendo potuto attuare lo spoil system, Prodi ha preferito "sterilizzare" un organismo anti-corruzione piuttosto che collaborare con un Alto commissario insediato dal governo Berlusconi. Un altro grande esempio di tensione morale.