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Manovra: agli operai più 3,63 euro al mese

Manovra: Agli operai più 3,63 euro al mese

In Cgil fanno e rifanno i conti, ma non tornano. I sindacati si preparano a "spiegare la finanziaria" alle assemblee convocate nei luoghi di lavoro e sulla scrivania di Epifani, grande sponsor della manovra economica di questo governo, si accumulano tabelle e cifre preoccupanti, sfornate dal suo ufficio studi. Dopo la grancassa sulla restituzione del cuneo fiscale, chi glielo va a raccontare ai milioni di Cipputi di questo Paese che, nella migliore delle ipotesi, nella busta paga "più pesante" promessa dal governo che fa piangere i ricchi troveranno, quando va bene, la bellezza di 3,63 euro al mese in più?

Questa cifra non è frutto della propaganda della destra, ma il risultato di un semplice conteggio del sindacato metalmeccanici della Uil. E’ presto detto: la retribuzione tipo di un operaio è di 20mila euro lordi l’anno; il vantaggio fiscale è di 107 euro; da questa cifra vanno dedotti 60 euro di aumento dei contributi sociali. A conti fatti, 47 euro in più l’anno, l’equivalente di due caffè al mese.

Se poi il nostro operaio-tipo sarà proprietario di un’autovettura euro zero, il bilancio andrà in rosso. Senza contare poi le addizionali comunali e regionali.

A svelare il "grande inganno" di un manovra fiscale che penalizza tutti, chi più chi meno, si era già levata la voce del governatore di Bankitalia, che aveva segnalato come i benefici più che modesti di quella che il governo chiama pomposamente "redistribuzione della ricchezza a favore dei meno abbienti" saranno erosi dall’aumento dei contributi,dal drenaggio fiscale e dalle imposte locali.

Non se la passano meglio, naturalmente, le piccole imprese, alle quali il governo aveva magnificato i benefici effetti della riduzione del cuneo fiscale. Anche qui, le cifre parlano chiaro. Prendiamo una impresa individuale con quattro dipendenti: 332 euro il vantaggio del cuneo fiscale; un appesantimento di 691 euro (se il reddito è sotto quota 15mila) e 1200 euro (entro i 40mila) per maggiori contributi, oneri burocratici, nuovo trattamento fiscale per le auto di servizio. Senza contare la torchiatura aggiuntiva da parte degli enti locali.

Il governo dovrebbe spiegare come mai una manovra che si affanna a definire equa e redistributiva finirà per falcidiare direttamente la capacità di reddito di cinque milioni di famiglie e indirettamente (addizionali comunali e regionali) di altri cinque milioni. Anche qui non lo dice l’opposizione, ma l’ha spiegato il presidente dell’Isae, il centro studi legato al ministero del Tesoro, nel corso di un’audizione parlamentare. Dieci milioni di famiglie usciranno da questa manovra con i bilanci in rosso. Tutti ricconi?