9 novembre. Provincia: non regge il muro innalzato dalla Sinistra.
Maggioranza spaccata, rinviato il provvedimento sul voto agli immigrati.
Nell'odierna seduta del Consiglio provinciale di Milano il collega Giuseppe Russomanno (AN) ha chiesto, ricorrendo il “giorno della libertà”, istituito nel 2005 dal Parlamento italiano per ricordare l’abbattimento del muro di Berlino, che si osservasse un minuto di silenzio in memoria delle vittime dei regimi totalitari d'oltre cortina.
Rompendo una prassi consolidata, il Presidente (la diessina Arianna Cavicchioli), pressata dai Consiglieri di Rifondazione Comunista, non acconsentiva alla legittima richiesta suscitando vibrate proteste nell'aula.
Il capogruppo di Forza Italia, Bruno Dapei, ha quindi richiesto, a termini di regolamento, che venisse messa in votazione una mozione d'ordine che, sorprendentemente, ha ribaltato la decisione della Vice Presidente e stabilito che il minuto di silenzio andava celebrato.
Grande nervosismo tra le fila della Maggioranza, che si è letteralmente spaccata in due all'atto del voto: tutta Rifondazone comunista e metà del gruppo DS contro, l'altra metà del gruppo DS e la Margherita a favore (oltre ovviamente a Forza Italia e AN). Penati assente.
A questo punto la diessina Cavicchioli ha ceduto la Presidenza all'altro Vice, il forzista Roberto Albetti, mentre tutto il gruppo comunista lasciava l'aula.
Il Presidente Penati è apparso solo dopo la celebrazione, mentre il nervosismo e le accuse incrociate nella maggioranza continuavano fino a fine seduta, conclusasi senza la trattazione della prevista mozione sul voto agli immigrati, previa modifica dello Statuto della Provincia di Milano, proposta dal Capogruppo di Rifondazione comunista Patta.
"E' significativo che proprio oggi, 9 novembre", ha dichiarato Dapei, "sia caduto qui a Palazzo Isimbardi un altro muro caro ai comunisti, sempre più isolati e inconcludenti. La maggioranza di Penati appare ogni giorno più allo sbando, sia sulle questioni politiche che amministrative, dovendo fare sintesi tra sensibilità e culture politiche inconciliabili. Desidero comunque ringraziare i colleghi della Maggioranza che, votando a favore della nostra proposta, hanno dimostrato maturità politica, rispetto istituzionale e serenità di giudizio".