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Caro professore ti scrivo ...

Ogni mattina, quando si entra in classe, un ragazzo diventa studente, e un uomo professore. Poi, al suono dell’ultima campanella queste vesti vengono tolte e quel ragazzo è diventato un po’ più uomo. Sì perché nelle ore appena trascorse seduto dietro al suo banco gli è stato detto qualcosa che non sapeva,perché ha imparato e perché, in qualche modo, è cresciuto.
Il docente, di pari passo con la famiglia, ha il dovere di formare colui che non solo diventerà uomo, ma anche cittadino; e formare è diverso da indottrinare.
Ma questa differenza pare non essere chiara o, cosa ancor peggiore, completamente ignorata, soprattutto in quelle scuole che vengono strumentalizzate ad uso politico e nelle quali sono esposte come verità visioni di parte dei fatti della storia, della filosofia e dell’attualità.
Perché se tu, professore, mi parli del fascismo e ne esalti solo i, se pur veri, lati negativi accuratamente trascurando quel che di buono c’è stato, evitando quindi un’oggettiva analisi storica, una lettura senza filtri alla De Felice, io studente, come posso sapere che quanto tu mi dici è solo una visione di parte? Non posso, perché sei tu a insegnare, e io, ciò che imparo da te, lo prendo per vero.
O se tu, professore, mi osanni la resistenza come atto di eroismo contro i fascisti assassini per mano dei comunisti liberatori, o se spendi ore a inveire contro i Campi di sterminio e per qualche minuto mi parli dei Gulag e, guarda caso, nemmeno accenni alle Foibe, io, studente, ragazzo e cittadino, come posso non crescere forviato dalla tua storia distorta?
Va detto anche che i libri di testo sui quali io studio, di completa impostazione marxsista da quando nel secondo dopoguerra il P.C.I. ha provveduto ad accaparrarsi le case editrici, non aiutano di certo.
O se ancora, dall’alto del tuo piedistallo, mi chiami “idiota” se indosso la spilla di Forza Italia e mi ridi in faccia se ti dico che voto o voterei Berlusconi, come posso io, persona, non sentirmi a disagio?
Ed ecco perchè nelle scuole ci sono manifestazioni unilaterali, perché si respira un’aria d’odio contro Israele e Stati Uniti, perché vi sventola sui tetti una bandiera della pace, ormai simbolo strumentalizzato.
L’informazione politica nelle scuole non è solo giusta, è doverosa, è il marcato indottrinamento mascherato da verità ad essere sbagliato.
La politica è educazione alla libertà.
Io devo quindi essere libero di avere le mie idee, anche se in disaccordo con le tue, o, se ancora non ce le ho,non sei tu a dovermele creare; il tuo solo ruolo è quello di espormi i fatti in base ai quali deciderò ,io, da che parte stare.
E’ giusto che nei corridoi delle scuole riecheggi anche una voce diversa, magari più nuova, magari la nostra.

Chiara Lomurno
Silvia Rizzardini